Altre chiese

Chiesa di Santo Stefano a monte

Sorge accanto al Castello Dragonetti, in posizione dominante e isolata.

Santo Stefano al monte

Edificata nei secoli XIII – XIV ha una struttura molto semplificata a una sola navata. Accanto si erge la torre campanaria, solida e squadrata se pur tozza, che svetta sul lato occidentale della facciata.
La chiesa è stata oggetto di un restauro importante che si è protratto dall’aprile 1970 al giugno 1972 con un costo dell’opera pari a L. 51.600.000 su progetto dell’architetto Augusto Angelini durante la soprintendenza di Mario Moretti.
A proposito delle modalità e tipologie di intervento, il soprintendente Moretti così riferisce:
“oltre al consolidamento della cortina di conci calcarei, si è provveduto alla eliminazione di tarde finestre che svisavano la semplice facciatella.
La navata mostrava uno stato di estrema decadenza. Il tetto pericolante, il pavimento completamente deteriorato, gli altari a stucco fatiscenti.
Il restauro ha provveduto al consolidamento delle coperture, al rifacimento in colla del pavimento, alle riprese degli altari barocchi.
Sulle pareti perimetrali sono tornati alla luce affreschi popolareschi dei sec. XV e XVI”.


L’interno della chiesa era arricchito soprattutto da una tela del XVII sec. raffigurante al centro il martirio di Santo Stefano e su riquadri che incorniciavano la rappresentazione centrale erano riprodotti episodi della vita del santo.
Purtroppo la pregevole tela fu rapinata e di essa furono recuperati solo cinque riquadri.
Un importante crocifisso del 1400 è posto nell’abside della chiesa.
Adiacente all’edificio si sviluppa la casa canonica in bella progressione dalla chiesa componendo con essa un armonico complesso architettonico dalle pareti in pietra di un tenero color crema.


Enzo Carli ricorda che un tempo stava in questa chiesa una pregevole tavoletta di Matteo da Campli raffigurante “Lo sposalizio di S.Caterina” che fu “abusivamente venduta e sostituita con una copia grossolana”.

Chiesa di San Matteo

Posta ad ovest del paese, verso Barete, risale al XV secolo. 

Dalle ridotte dimensioni, ha una facciata quadrata essenziale appena mossa da una apertura circolare posta al di sopra dell ‘ingresso e a contatto con un motivo architettonico triangolare che sovrasta il portone.

Interessanti gli affreschi dell’abside, quattro, cinquecenteschi di buona fattura rappresentanti sulle pareti Santi e sulla volta il Padre Eterno.

Purtroppo, gli ultimi eventi sismici che hanno colpito l’Italia centrale, hanno lesionato diverse parti della struttura, pertanto è attualmente inagibile.

Chiesa di San Pietro

Posta nell’ omonima villa, risale al XIII secolo.

E’ caratterizzata da uno snello campanile e movimentata da un manufatto addossato alla parete longitudinale. Il Moretti riferisce: “esempio di costruzione di estrema semplicità reso pressoché illeggibile dal continuo sovrapporsi di apporti, specie di suppellettili lignee e di affreschi che si accavallano in vari strati”.  

Nel 1703 subì danni gravissimi per un terremoto che praticamente distrusse la contigua chiesa di s. Rocco, della quale fino agli anni ’50 resistevano le pareti laterali, ora abbattute.

Purtroppo, gli ultimi eventi sismici che hanno colpito l’Italia centrale, hanno lesionato diverse parti della struttura, pertanto è attualmente inagibile.

Chiesa dei SS. Proto e Giacinto – Cavallari

Interessante chiesa posta nella frazione di Cavallari, risalente al XIII secolo.

La facciata in pietra è animata da un minuscolo rosone posto al di sopra di un motivo semicircolare che sovrasta il portone. Nelle pareti si rinvengono frammenti di provenienza romana. L’ interno è ad unica navata e sulle pareti appena si intuiscono affreschi pressoché del tutto scomparsi. In sagrestia è conservata la sagoma di un animale in pietra, probabilmente un leone, forse anch’esso di provenienza romana.

Purtroppo, gli ultimi eventi sismici che hanno colpito l’Italia centrale, hanno lesionato diverse parti della struttura, pertanto è attualmente inagibile.

Santa Maria dell’ospedale (Madonnella)

Posta al centro del paese, in posizione di importante impatto ambientale, interessante per il suo sviluppo perimetrale a forma ottagonale irregolare, è della seconda metà del XVII secolo.

Deplorevolmente lasciata decadere, era tornata all’antico splendore e riaperta al culto il 13 giugno 2004 grazie al recupero architettonico di un imprenditore pizzolano, Dante Del Tosto, sollecitato all’impresa dalla sensibilità della moglie, la signora Maria Sabatini. Purtroppo anche questa chiesa ha subito dei danni a causa degli ultimi eventi sismici che hanno colpito l’Italia centrale, pertanto è attualmente inagibile.

Cappella della Croce

A ridosso della chiesa di S.Stefano e del Castello Dragonetti, sorgeva in una suggestiva scenografia che aveva costituito un elemento di insostituibile riferimento panoramico oltre che di alto valore spirituale e religioso, una via crucis segnata da edicole contenenti ciascuna una nicchia che riproduceva l’episodio della statio viae crucis e che si concludeva nella cappella ottagonale, il Calvario, posta sul culmine di un dosso montuoso, che rappresentava la suggestiva metafora del Golgota.

Purtroppo oggi delle edicole e della cappella restano soltanto le strutture esterne, abbandonate ad un degrado deplorevole che priva Pizzoli di un pregevole elemento decorativo oltre che di una struttura di alto significato spirituale. Si tenga presente che nello sviluppo originale della via crucis, le edicole in muratura erano soltanto cinque, tante quante ne restano tuttora, le rimanenti stazioni erano segnate da croci di ferro poste sul limitare del sentiero che si concludeva nella cappella.

Attualmente, come detto, sono esistenti le cinque edicole in muratura, mentre le croci sono state asportate negli anni cinquanta. Nelle edicole, all’interno delle nicchie, non c’è più traccia delle riproduzioni ivi affrescate. Nella terza edicola è possibile leggere solo parte di alcune scritte e cioè:

A…….19…….…….0
d1890
1900-1901

Nella quarta è riprodotto un rettangolo all’ interno del quale è segnata una croce circondata da un cerchio. 

La cappella, detta “Croce”, è allo stato attuale priva di tetto; al suo interno si sono accumulati detriti di ogni specie.

Resiste ancora una lapide marmorea votiva, posta internamente al di sopra del vano di ingresso, che reca la seguente scritta:

SACELLUM HOC IN HONOREM
SANCTISSIMAE CRUCIS IAM
PRIDEM . A.R.P.F. IOSEPHO
VISSANO CONCIONATORE
ORDINIS CAPUCCINORUM
SUB DIE APRILIS
MDCLXIV
IN HOC MONTE ERECTAE (S)
R.D. SALVATOR ZECCA ET
IO MARINUS ZECCA PRIMI
PROCURATES ELECTI PIIS
FIDELIUM LIBERALITATIBUS
A FUNDAMENTIS EDIFICARE
CURAVERUNT
ANNO DOMINI MDCLXX